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E'
nato a Roma il 20 Agosto 1964. Segni particolari: un viso
bellissimo, da sempre, con due occhi scuri profondi, dolci,
e in certi momenti quasi malinconici. Ma da piccolo Giuseppe
Giannini non veniva gia' chiamato Principe, il suo primo
soprannome è stato "Paperella". Un modo
come un altro per sottolineare una sua qualita' perche',
quando giocava a pallone, anche nell' acqua e nel fango,
riusciva comunque a reggersi in equilibrio e a non cadere.
Così nacque il primo soprannome del piccolo Giuseppe,
"paperella" appunto. Neanche a dirlo, Giuseppe
provava un amore spropositato ed infinito per il pallone,
che i suoi genitori, Assunta e Gildo, non hanno mai ostacolato.
Dopo Peppe, in casa Giannini sarebbero arrivati altri due
ragazzi, Lorenzo e Corrado. E intanto Peppe giocava, giocava
sempre a pallone:agli inizi, il suo primo scenario fu quello
della parrocchia di San Giuseppe a Frattocchie, poi al campo
di Santa Maria delle Mole. Ci mette poco a mettersi in evidenza,
il piccolo Principe. Sono molti gli osservatori che lo seguono
e tanta attenzione portera' i suoi frutti: in breve tempo
Giannini passa all' Almas. Nel frattempo, vive come tutti
gli altri bambini: va a scuola, d' estate al mare. La sua
famiglia e' molto unita ma il pallone ce l' ha sempre in
testa...Quando fa parte dell' Almas viene convocato a Milano
per un provino. Parte per Milanello, il provino va bene.
Ma sono interessate all' acquisto del ragazzino anche Roma
e Lazio. Lui non e' convinto nè della lazio, nè
del Milan: non riesce a vedersi con una maglia biancoceleste
o rossonera, la sua fede è già giallorossa.
Alla fine, il regista del suo ingaggio alla Roma sarà
Giorgio Perinetti, all' epoca responsabile del settore giovanile
giallorosso. Dino Viola staccò un assegno di quaranta
milioni, un' enormità per quegli anni. Nacque così
la storia romanista del Principe, una storia che sarebbe
diventata lunghissima, con la Roma. Giannini aveva 16 anni,
era il 1980.
Che
Giannini non sarebbe mai stato uno di quei giovani talenti
che poi si sarebbero persi per il mondo del calcio, lo si
capì abbastanza presto in casa romanista. Il suo
inconfondibile stile di gioco, quella capacità di
giocare con il pallone tra i piedi avendo sempre e comunque
la testa alzata, gli occhi in cerca del compagno da servire,
l' eleganza della corsa, la saggezza tattica, tutte caratteristiche
che conquistarono subito un grande conoscitore di calcio
come è Nils Liedholm, ne fecero nel giro di pochi
mesi la stella del settore giovanile romanista, il ragazzo
con cui la società scoprì ben presto di aver
trovato un importante tesoro (continua)
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