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L' Home Page del Principe - Gli articoli

 

   
 
 
 
 
   
   
   
   
   
   
     

 
 
DA "LA ROMA nr. 140 luglio/agosto 1996" -UNA STORIA, I RICORDI...UN CAPITANO PER AMICO-

inviato da Gerardo

“Oggi si è spento un sogno…conti fino a cento e torni a vivere…si accende una luce, c’inchioda sui titoli di coda e non ci sono più scene dove vedere se hai recitato bene o male, cambiare un po’ il finale prima che il mondo rida o si commuova, applauda o se ne vada…ai titoli di coda”. Eccoli, i titoli di coda, capitano, ormai ci siamo…e lo sapevamo, prima o poi doveva accadere …nel calcio, come nella vita, niente è per sempre. Stanno scorrendo i titoli di coda di un film lungo 15 anni. 15 anni d’amore, passione, incomprensioni, invidia e forti emozioni, di vittorie e di sconfitte. 15 anni di immagini indelebili scolpite nei ricordi della mente en del cuore. Quante pagine della storia della nostra Roma hai scritto… Quante volte l’hai guidata per mano, quante volte hai gioito e pianto per lei, quante volte (troppe…) avresti voluto cambiare da solo le sorti di un mero destino avverso. Quante volte, per amore, hai perso il treno che portava verso un futuro radioso, forse carico si successi, lontano da Roma. Già…quante volte…quanti ricordi… Ti ricordi, capitano? Eri ancora un ragazzo in erba in quel Roma-Cesena di tanti anni fa. Il cuore batteva forte sotto la maglia di quella prima volta.Vicino a te il Presidente Viola, il maestro Liedholm e il divino Falcao a far da scudo al tuo primo battito di ali. Ma la sfortuna, quella sfortuna che ti ha sempre seguito come un ombra, era già lì, dietro l’angolo del primo passaggio sbagliato, che ti aspettava. Genzano si invola, batte Tancredi e la tua Roma…E tu, lì, inerme con la morte nel cuore e il mondo che ti crolla addosso, a chiederti perché proprio a te… Da quel giorno, di acqua n’è passata sotto i ponti… Il ragazzo è diventato uomo tra mille pressioni e mille responsabilità. Un’eredità, quella del “divino”, scomoda da raccogliere, lo scetticismo generale da vincere, l’invidia di alcuni da combattere, ti hanno crescere in fretta. Ti hanno temprato il carattere e ti hanno reso quello che sei. Ti ricordi, capitano? I tuoi derby giocati con la rabbia e la voglia di chi vuole spaccare il mondo, nei quali davi tutto te stesso? Eri il più odiato e il più temuto dagli avversari…e questo basta! Ti ricordi, capitano? Quante volte ti hanno accusato di essere il “capoclan”, quante volte ti hanno accusato di aver cacciato questo o quello. Quante malignità! La tua coerenza, che non ti è mai mancata, ti ha portato ad ammettere pubblicamente di aver spinto (e comunque non da solo) per l’esonero di Ottavio Bianchi… Alla fine, la storia del calcio ti ha dato ragione…e i vari Desideri, Di Mauro, Rizzitelli? Tutti si ricordano che li hai “cacciati”, nessuno si ricorda che tutti hanno ammesso di non aver mai avuto problemi con te. E di Voeller, ne vogliamo parlare? E’ l’ultimo della serie, il più vivo nei ricordi. Hai “cacciato” anche lui…Pensa, è così avvelenato con te che per la sua partita di addio con gli amici più cari, ha voluto te al suo fianco! Che strana bestia è l’uomo…Abile nel distruggere e nel denigrare, ma totalmente incapace di ammettere gli errori e chiedere scusa. Ti ricordi, capitano? Quante volte hai vestito e onorato la maglia azzurra…E quel Mondiale? Solo sfortuna (sempre lei…) di una nottataccia napoletana ti ha impedito di vincerlo. Ti ricordi, capitano? Quella maledetta finale di Coppa Italia con il Torino poteva definitivamente consacrarti re…Venivamo da un 0-3, a detta di tutti, praticamente senza appello. Per tutti, ma non per noi e per te. Hai riversato in campo tutta la tua grinta e la passione, e dopo aver spedito per 3 volte il pallone nel sacco, ecco sul 5-2, a pochi minuti dalla fine, la palla buona, quella che vale una stagione. Lo stop è perfetto, il tiro al volo anche…è fatta! Macché, la sfortuna sempre lei, ancora lei, fa di nuovo capolino ad incrociare il tuo destino, e a portiere battuto, la palla si spegne sul palo insieme alle tue e alle nostre speranze. Non dimenticherò mai la tua immagine di quel momento: i capelli al vento, il volto solcato dalle lacrime rivolto verso il cielo ad imprecare contro chissà chi. Non lo dimenticherò mai, capitano, perché in quell’espressione, dettata dal cuore, c’era tutto il tuo essere romanista…come noi. Ti ricordi, capitano? Tre anni fa, a Foggia, non ce la passavamo molto bene. Sull’1-0 per loro lo spettro della “B” era una presenza ingombrante. Sembrava finita…ma in quel finale da brivido, con la sfortuna finalmente in vacanza, sei salito sul proscenio, da vero capitano, a guidare la carica. E come una stilettata, bellissima, hai trafitto al cuore il destino, spedendo in rete il pallone scaccia crisi. Anche là, in quell’istante, lo stesso volto, la stessa immagine…Le stesse lacrime. Momenti bellissimi carichi di emozioni che non dimenticheremo mai, vero capitano? … E la gara con lo Slavia Praga te al ricordi, capitano? Stremato da 15 anni di sopportazioni, passati ad ingoiare bocconi amari, dopo le ultime angherie, sei esploso. Uno sfogo amaro, il tuo (che solo chi ti conosce di persona può capire fino in fondo…), pieno di amarezza…Dici di farti da parte, che non è più tempo per te…Dici addio. Per fortuna è solo un arrivederci. C’è Carletto che chiama. Vieni da una stagione da buttare, gli infortuni a catena…non importa. Il Presidente, alcuni “illustri” compagni di squadra, l’ambiente e molti tifosi non vedono l’ora di farti fuori…non importa. Tiri fuori dal cilindro l’ennesima magia. Inventi una delle tue partite più belle. Grinta, abnegazione, tecnica, carattere, orgoglio, rabbia, esperienza e amore…In campo porti tutto quello che hai. Il cocktail è perfetto. Ti ergi a protagonista assoluto…impartisci una lezione di calcio che dovrebbe far riflettere, e molto, qualche 2illustre professionista” che ti gioca accanto… Prendi di nuovo la squadra per mano. Il gol stupendo, commovente come la tua corsa in lacrime, maglia al vento, sotto la curva, la “tua” curva. Nei tuoi occhi è dipinta a tinte forti la gioia di chi sa di aver vinto la sua battaglia, di aver riconquistato l’amore e la stima di tutti (…o quasi) e di aver condotto la sua Roma alle porte del Paradiso. Quelle porte che la sfortuna, ancora lei onnipotente, non ci ha voluto spalancare. Di ricordo in ricordo siamo arrivati al 5 maggio ’96…Ti infili la 500ª volta la maglia della Roma e scendi sul prato del “Franchi di Firenze a guidare l’assalto che vale l’Europa. Un’altra gara da incorniciare…Un altro scontro con la fortuna da dimenticare. Un’ammonizione galeotta ti lascia con il groppo in gola e dice che può bastare così, lontano da casa e da feste con gli amici…con quell’ultima passeggiata silenziosa verso il tuo manipolo di tifosi, con quell’ultima lacrima a scavare il volto ferito di chi ha troppo amato e troppo spesso non è stato ricambiato. Quanti ricordi ho nella mente, caro capitano, quante emozioni mi hai regalato, quante volte mi fatto sentire orgoglioso di essere romanista e quante volte hai annullato la distanza tra la squadra e i tifosi, tra il campo e spalti, incarnando, come forse solo tu hai saputo fare, quel ruolo di “bandiera” che questo calcio mercenario sta demolendo… Quante volte devo dirti grazie…Grazie, perché, prescindere dalle capacità tecniche che possono non averti dato i connotati del fenomeno, in campo hai sempre dato tutto te stesso…Grazie per aver indossato la maglia sempre a testa alta, con orgoglio…Grazie per averla onorata con la determinazione e la coerenza di chi ama e non di chi specula… Grazie di tutto cuore per questi 15 anni, ad un ragazzo che ha accantonato tutti e nessuno, con quel suo carattere schivo, con quel suo non voler essere mai protagonista, sempre un po’ “contro”… Grazie di cuore amico mio. I titoli stanno per finire, sta per calare il sipario su questa storia, sospinto non dal tempo ma da un presidente che non ti ritiene più in grado…ma questa è un'altra storia e forse qualcuno più bravo la racconterà. Ora è il tempo di andare! Chissà quante volte ti sarai chiesto come sarà un giorno prendere la strada e andar via incontro alla realtà…Quel giorno è arrivato…Non aver paura, porta con te i ricordi e la Roma che hai nel cuore, e non “saremo” mai soli… Ti abbraccio, amico mio. .

Renato Bacci Commando Ultrà Curva Sud

 

 
DA "SOCCER AGE" -IL PRINCIPE APPENDE LE SCARPETTE-

17/05/2000.

Il Principe dice addio al calcio giocato. Chi è il Principe? Chi non lo sa alzi la mano! È stato una bandiera giallorossa, il capitano della Roma, un idolo per gli italiani nelle notti magiche dei mondiali nel 90, è: Giuseppe Giannini. Per anni ha giocato nelle file della Roma, rifiutando ingaggi stratosferici, come quelli offerti dalla Juve, per rimare fedele alla sua squadra. Ben 318 presenze in serie A, una vita spesa per la causa romanista, che ha lasciato solo per tentare la fortuna all'estero, nel Graz, Austria. Il mal d'Italia, lo ha però convinto a tornare e così ha collezionato altre 4 presenze col Napoli e 14 con il Lecce. Sempre con il Lecce è retrocesso in serie B per poi tornare in A, ma Cavasin gli ha negato di disputare la sua ultima stagione tra le grandi, limiti d'età. Oggi, a 36 anni, ha detto basta. La voglia di faticare è passata, anche se la tentazione di continuare a giocare è forte. Per il Principe, il giorno più bello deve ancora venire: "Ormai non avevo più stimoli, mentalmente era venuta meno la voglia di soffrire. Tutto sommato lascio con un bel ricordo, la promozione del Lecce i cui colori giallorossi sono identici a quelli della mia Roma. Il momento più bello? Non lo cerco nel passato, sarà quando entrerò in campo a salutare i miei tifosi. Il più brutto? Sicuramente quando abbiamo perso il derby e il mio rigore è finito sul palo, e poi il giorno che ho lasciato Trigoria". I derby, l'addio alla Roma, ricordi belli e brutti, ma sempre freschi. Questa sera allo stadio Olimpico, giocherà la sua ultima partita. A salutarlo scenderanno in campo tanti campioni: l'Italia del 90, tranne Vialli e Baggio, che sono impegnati con le rispettive squadre, e la mitica Roma di Giannini, con l'unica eccezione di Pruzzo, impegnato nei play off con il Teramo, ma con il mitico Falcao. Durante la partita sarà sperimentata la moviola in diretta. Se la situazione lo richiederà, l'arbitro si potrà dirigere a bordo campo e visionare il filmato dell'azione incriminata.

Fabrizio Bonsignore

 

"IL PRINCIPE CONSORTE" DA "LA ROMA" - OTTOBRE 1992

E' tornato leader indiscusso della formazione giallorossa, risposato dopo pericolose avvisaglie di divorzio.

di MARCO BRUNETTI

Il Principe ha da poco compiuto ventotto anni. Come dire che Giuseppe Giannini, di nuovo capitano della Roma, ormai non è più un ragazzino, ma un uomo maturo, un giocatore pronto ad assumersi qualsiasi tipo do responsabilità. "A dire il vero" - ha più volte detto Peppe - "io le responsabilità non le ho mai evitate, anche quando ero più giovane". Certo, osservazione giusta, ma sta di fatto che il nuovo Gianninisembra davvero un altro giocatore rispetto a quello, più criticato che osannato, visto fino a qualche mese fa.Dicono sia merito dell' assenza di un tipo come Bianchi sulla panchina della Roma; può darsi, perchè se il tecnico bresciano fosse rimasto in giallorosso, ora Giannini vestirebbe un' altra maglia. Dicono pure che sia merito degli schemi che Boskov sembra aver disegnato su misura per lui. Insomma, come al solito sul conto di Giannini se ne dicono tante. Del resto, da sempre il Principe è al centro delle chiacchiere, delle discussioni di pubblico e critica. Nella nuova Roma, però, Giannini finora ha ricevuto soltanto elogi: prestazioni in serie da icorniciare, una ritrovata sicurezza anche fuori campo. Un bene prezioso per la Roma. Inutile nasconderlo. Già in Luglio Giannini era stato chiaro: "Dovrà essere il mio anno, perchè ultimamete ho giocato poco e male". L' avvio di stagione ha dimostrato che le sue parole non erano false. Dopo aver perso la Nazionale e la fascia di capitano nei mesi scorsi, Giannini ha ricominciato con una voglia ed una determinazione incredibili. E', come detto, cambiata la sua posizione in campo, sono cambiati i suoi compiti e, logicamente, è cambiato anche il suo rendimento, in meglio, ovviamente. Non è azzardato dire che a 28 anni Giannini ha cominciato una nuova carriera. Merito soprattutto suo, chiaro, ma anche di una ritrovata armonia intorno a lui. "Si respira un' aria diversa qui nella Roma. Si scherza, si ride ma si lavora sempre moltissimo. La dimostrazione che anche con il sorriso sulle labbra si possono ottenere risultati importanti." Frasi in codice rivolte al vecchio allenatore, a quel Bianchi con il quale il Principe non aveva assolutamente legato. Recuperata la fascia di capitano, ritrovata l' antica serenità, Giannini oggi è di nuovo l' uomo guida della Roma. Un centrocampista diverso, meno votato all' attacco e più al gioco di costruzione, anche al contenimento. "Gioco, in pratica, da regista: ancora devo migliorare parecchio, ma mi sembra che le idee di Boskov mi calzino a pennello". Il feeling con il tecnico di Novi Sad è stato immediato. Disse Boskov, prima dell' inizio della stagione: "Mi aspetto tanto da tutti, ma da Giannini mi aspetto ancora qualcosa in più". Parole che non ammettevano repliche, se non provenienti dal campo. E proprio attraverso il campo Giannini ha offerto risposte più che convincenti. Ha detto qualcuno: "Impossibile il contrario, visto che i dirigenti della Roma gli hanno via via tolto dai fianchi gente come Desideri e Di Mauro...". Di fronte a queste osservazioni, Giannini ha sempre risposo con un sorriso, limitandosi a ribadire per l' ennesima volta di non aver mai "cacciato" nessuno dalla Roma. Complicato non credergli, visto che proprio lui(storia di inizio 1992) stava per lasciare la capitale. Ricordate? Contratto in scadenza a Giugno, nessun segnale da parte della società. Poi, il colpo di scena: nuovo accordo per altri quattro anni, complice un diktat del presidente Ciarrapico, grande estimatore del Pirncipe. Ora, quei giorni appaiono lontanissimi e Giannini si avvia a chiudere la sua carriera con la maglia della Roma, coronando così un suo vecchio sogno. Con l' impegno però di tentare di vincere finalmente qualcosa di importante. "La squadra è ben attrezzata. I nuovi acquisti hanno dimostrato in fretta la loro affidabilità. Io credo che la Roma abbia il dovere di puntare al massimo, in campionato e nelle Coppe" : è il suo ritornello. La Roma gli piace, e non fa nulla per nasconderlo. "La squadra possiede due grosse armi: la grinta e la voglia di non arrendersi mai. Insomma, l' orgoglio, il cuore non ci mancano. E, datemi retta, questi sono due dati fondamentali nell' economia di una squadra. Io ad esempio, probabilmente segnerò di meno, ma questa ipotesi non mi spaventa affatto. Oggi per me è più importante saper guidare la squadra, fare un bel passaggio, aiutare un compagno. Mi sento più "dentro" la Roma, tutto questo mi piace". E chissà che il nuovo Giannini non riesca a convincere anche Sacchi. Il cittì azzurro finora non l' ha mai preso in considerazione, anche perchè Giannini ha fatto poco per mettersi in mostra ai suoi occhi. Ma ora la musica è cambiata e il Principe ha ripreso a coltivare il sogno di vestire la maglia della Nazionale. "Tutto dipenderà dalla Roma", la sua analisi. Certo, ma molto dipenderà anche da Giannini stesso, lanciato quanto mai a smentire il proverbio del "nemoprofeta in patria". Una sfida, la sua, dalla quale potrebbe trarre enormi vantaggi anche la Roma. E' questo il sogno dei tirfosi giallorossi.