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L' Home Page del Principe - L' addio

 

   
 
 
 
 
 
   
   
   
   
   
     

 
 

 

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DA "La gazzetta dello sport"

Giovedì 18 Maggio 2000

L’addio al calcio del Principe è felice solo a metà Giannini, la festa rovinata Un’invasione di campo di tifosi impedisce lo svolgimento del secondo tempo: distrutto il campo e le porte. Giannini in lacrime: «Non doveva finire così» - Un corteo di tifosi contro Sensi ROMA — Una partita per festeggiare che non c'è stata, una situazione surreale: altro che festeggiamenti se la festa finisce nel pianto. Era andato via quasi fuggendo dalla sua città e dalla sua squadra, trovando un ingaggio all'estero, in Austria. Un piccolo grande esule si era sentito Giuseppe Giannini, dopo aver vestito 318 volte la maglia giallorossa. Poi il ritorno in Italia, qualche stagione giocata solo per passione e voglia di calcio, prima di decidere l'abbandono. Per calcare ancora una volta il terreno dell'Olimpico aveva dovuto aspettare quattro anni, il giorno dell'addio. Un momento struggente ma anche triste per lui, emozionato al punto di non capire le domande di chi lo intervistava e non saper rispondere. Non è stata certo la provocazione dell'«aereo sfottò» mandato sopra allo stadio dai tifosi biancazzurri con la scritta «Lazio campione» a creargli problemi, quanto sentire la sua curva, la Sud strapiena, acclamarlo. Poi leggere tutti gli striscioni con tanti messaggi d'amore. «Il Cucs saluta l'ultimo capitano» è quello della tifoseria più calda e non si è trattato di un dispetto all'attuale possessore della fascia, Totti, probabilmente il più gettonato e acclamato in campo con Voeller, Conti, Aldair e Rizzitelli. Un caso? No, a rileggere i nomi, perché appartengono tutti alla storia attuale e recente giallorossa. E quando Rudy segna con un pallonetto beffardo il gol del vantaggio della Roma sugli azzurri di Italia ’90 è tripudio e riecheggia il coro «Tedesco vola». È serata di festa, ma fino ad un certo punto. Anzi, diventa serata amara per il «Principe». Sì, a Roma è difficile pensare che si possa vivere tranquillamente una giornata in cui si dovrebbe pensare in termini di gioia. Prima l’iniziativa — fermata — di un gruppo di tifosi, che vuole entrare nella tribuna Monte Mario per protestare contro Sensi. Non si sa bene se il corteo è per un gol sbagliato dal presidente nelle ultime esibizioni negative giallorosse, per qualche mancato acquisto, oppure per lo scudetto vinto dalla Lazio. Ma qui appare certa l'innocenza di Sensi: lui ha fatto di tutto perché i cugini non lo vincessero. Qualche fischio se lo prende in sede di presentazione anche Mazzone, inframezzato a tanti applausi. Il suo Perugia ha battuto la Juventus e se da un lato del fiume c'è riconoscenza, dall'altro un po' meno. Ma Carlo ribatte per le rime: «Coi romani poche parole: noi lavoramo, se semo capiti?». Basta e avanza per spegnere il focolaio di contestazione e far ritornare il sorriso. Poi le cose precipitano con l'invasione gratuita prima dell'inizio del secondo tempo, che rovina la festa. Giannini nei programmi dovrebbe giocare un tempo con la nazionale di Vicini e uno in maglia giallorossa. Ma giocati 45 minuti, dopo aver premiato nell’intervallo donna Flora, vedova del presidente Viola, effettua un giro di campo con il suo 10 cucito sulla maglia giallorossa. Tanto basta per scatenare una invasione di campo massiccia: i 100 diventano 1000, poi forse 3000. Così i giocatori se ne vanno nello spogliatoio, inutile rischiare anche l'incolumità, mentre lo speaker cerca di riportare la calma. Lo stesso Giannini si prodiga con qualche appello: «Per cortesia, uscite, non possiamo continuare la festa e la partita». Ma cosa si può fare con un campo appena rimesso a posto, nuovamente ridotto a un percorso campestre pieno di buche e con le due porte completamente distrutte? Dopo un po' la gente capisce di averla fatta grossa ed esce sotto i fischi della maggior parte del pubblico tornando sulle tribune. Peccato. Giannini accompagnato da Bruno Conti e Francesco Totti, piange: «Vi ringrazio, mi dispiace non doveva finire così». Il popolo giallorosso è servito. Chissà se è veramente maturo per un possibile futuro scudetto.

ITALIA 90-S.ROMA 1-1

MARCATORI: Voeller (SR) al 21’, Carnevale (IT) al 35’ p.t. ITALIA ’90: Tacconi; Bergomi, Baresi, Vierchowood, Ferri; Serena, De Agostini, De Napoli, Giannini; Schillaci, Carnevale. SUPER ROMA: Tancredi; Tempestilli, Righetti, Aldair, Maldera; Conti, Di Mauro, Prohaska, Boniek; Voeller, Rizzitelli.

ARBITRO: Longhi.

NOTE: spettatori 50.000

Giorgio Lo Giudice

 

IL GRANDE EX da "Il corriere della sera"

Giovedì 18 Maggio 2000

Giannini, una festa rovinata: prato e porte dell’Olimpico distrutti

Il «Principe» in lacrime dopo l’invasione di campo: «Non doveva finire così»

ROMA — Mai vista una festa trasformarsi in un simile inferno. Risse, aggressioni, cariche, devastazioni. L’addio di Giuseppe Giannini, ieri notte, è diventato una bolgia, nell’Olimpico sfregiato dai vandali. Strappato come uno straccio il manto erboso ricostruito a tempo-record dopo i festeggiamenti dei tifosi laziali di domenica scorsa, distrutte le due porte, divelti cancelli e protezioni, sfondati vetrate e seggiolini. E tutto in un clima di guerriglia, sotto gli occhi di forze dell’ordine scarse, impreparate, impotenti. Doveva essere la notte del saluto al capitano della Roma, assente dal suo stadio da quattro anni. La fazione più violenta del tifo giallorosso, indispettita dal trionfo della Lazio e lanciata in una feroce contestazione nei confronti di Sensi, ne ha fatto il teatro di una rabbia incontrollata. Un polemico corteo partito nel pomeriggio da piazzale degli Eroi, tra cori di insulti al patròn romanista, aveva fatto presagire le reali intenzioni di almeno una parte dei 40 mila spettatori accorsi all’Olimpico. Dal viale dei Gladiatori che porta all’ingresso principale dello stadio, era già partito un lancio di oggetti verso i campi del Foro Italico, dove si stanno svolgendo gli Internazionali femminili di tennis. Su due terreni di gioco, il 4 e il 5, le partite in corso venivano sospese per diversi minuti. Poi, una volta all’interno dell’Olimpico, un centinaio di ultrà s’era mosso minaccioso dalla curva Sud verso la tribuna d’onore, evidentemente a caccia di «dirigenti colpevoli». La polizia riusciva a respingere il tentativo di intrusione, la malcapitata Rosella Sensi, figlia maggiorenne del presidente rimasto a casa dopo l’avvio dell’operazione-Borsa, rimediava una salva di fischi non appena Giannini saliva in tribuna a consegnarle un mazzo di fiori. La demolizione dell’impianto è avvenuta poco più tardi, in un’atmosfera irreale, tra nuovi cori beffardi («Batistuta dove sta?»), nell’intervallo di una partita che non si giocherà più. Giannini, che aveva guidato per un tempo una mista della Roma contro l’Italia ’90 di Tacconi, Franco Baresi, Bergomi, Schillaci, Vierchowod (per quello che conta era finita 1-1, gol di Voeller e Carnevale), stava effettuando un giro di campo anticipato. «Lasciatemi godere questo momento, lo aspetto da una vita», aveva confessato ingenuamente agli organizzatori che avevano lasciato la passerella per il gran finale. Ma mentre il Principe commosso raccoglieva applausi, dalle due curve drappelli di ultrà cominciavano a invadere il campo, tracimando con incredibile facilità da ogni angolo. Cinque, dieci minuti e il terreno di gioco dell’Olimpico brulicava come un formicaio. Chi strappava zolle d’erba, chi staccava pali e traverse, chi trinciava le reti delle porte. Inutili gli appelli di Bruno Conti e dello stesso Giannini agli altoparlanti dello stadio: «Vi prego, se non uscite non possiamo giocare il secondo tempo». Ma alla massa che proseguiva indisturbata a rovesciarsi sul campo e a devastarlo non importava niente della partita, né dell’addio al capitano celebrato soprattutto da un romantico striscione: «Facile amarti, impossibile dimenticarti». Come seguendo un’accorta regia, i vandali si impossessavano dell’impianto, accendendo qua e là focolai di risse. Le forze dell’ordine intervenivano tardi, con poche decine di celerini. Una carica e via, il campo distrutto veniva sgomberato dagli invasori. Ma la festa ormai era finita. In fuga gli ospiti, i grandi giocatori che avevano risposto all’invito del Principe con poche eccezioni (Falcao, Mancini, Roberto Baggio, Vialli). Toccava a lui, il festeggiato, rientrare con la maglia giallorossa indossata per l’ultima volta e salutare il pubblico. In lacrime, Giannini, abbracciato da Bruno Conti e Francesco Totti che non ha giocato con lui neanche un minuto, raccoglieva i cocci di un atroce fallimento: «Un po’ per eccesso d’amore — piangeva negli altoparlanti — un po’ per sfogare la rabbia che c’è in questi giorni, è andata male... Scusate, vi ringrazio, ma non doveva finire così». Tardivo e inutile dalla Sud si levava un altro striscione, costruito al momento con lettere strappate ad altre scritte: «Scusa». Ma la festa era finita per davvero, bruciata da un calcio che è ormai tutto fuorché un gioco.

Stefano Petrucci

 

Giannini, che assurdo addio da "la Repubblica"

Giovedì 18 Maggio 2000

Giannini, che assurdo addio Olimpico, match sospeso, invadono in 3000: polizia in campo, terreno danneggiato

ROMA - "Scusate, sono emozionato, nervoso. Purtroppo, per un eccesso d'amore, per uno sfogo della rabbia di questi giorni... vi ringrazio, non doveva finire così, ma con qualcosa di meglio". Ha lasciato così il calcio Giuseppe Giannini detto "il Principe". Abbracciato a Totti e Bruno Conti, piangendo come un disperato sulle note di "Grazie Roma" di Venditti. La partita d'addio del capitano giallorosso è finita con un'altra invasione dell'Olimpico. Zolle del prato strappate, porte distrutte, tremila tifosi che scorrazzano sul campo dopo che inspiegabilmente si è aperta una porta della Curva Sud. Anche gli Internazionali di tennis vengono danneggiati: sospesi i match di doppio del torneo femminile. Un disastro paragonabile alla festa per lo scudetto laziale di tre giorni prima. Ma domenica, appunto, c'era uno scudetto piombato all'improvviso sull'Olimpico. Cosa abbia spinto i nostalgici di Giannini a rovinargli l' ultima partita resta un mistero. Eccesso d'amore, l'ha chiamato il Principe. Ma c'è anche la rabbia per i successi dei biancazzurri e il flop della Roma di Capello. Tra gli invasori di ieri sera si sono sentiti molti cori contro Sensi. Il Giannini-day è stato preceduto da una manifestazione anti-laziale: "Roma rimane giallorossa" uno degli striscioni (alcuni altri sono impubblicabili) esposti da 700 tifosi durante un corteo partito da piazzale degli Eroi e conclusosi allo stadio. La risposta è venuta dal cielo: sull'Olimpico è planato un piccolo aereo al quale era assicurato lo striscione "Lazio campione". In questo clima a metà strada tra rabbia e nostalgia, si è cominciato a celebrare Giannini. Assente, come previsto, il presidente Sensi, per impegni dovuti alla prossima quotazione in Borsa della Roma. Presente invece la figlia Rosella, amministratore delegato della società. Da una parte la Roma amarcord (Tancredi, Righetti, Bruno Conti, Prohaska, Maldera) dall'altra la Nazionale ' 90 (Tacconi, Baresi, Bergomi, De Napoli, Schillaci). Il Principe indossa la maglia azzurra, il copione prevede che indossi quella della Roma nel secondo tempo. Tra i presentabilissimi reduci di un calcio che non c'è più vanno in gol Voeller (21') e Carnevale (35'). Nell'intervallo si mette in moto la macchina delle premiazioni. C' è Liedholm, spunta Flora Viola, moglie dell'indimenticabile presidente della scudetto, è lei a omaggiare Giannini, che non può fare a meno di incamminarsi per un giro d'onore che sarà fatale. Si apre una porta della Curva Sud, dalla parte della tribuna Monte Mario, migliaia di tifosi cominciano a riversarsi sulla pista d'atletica, sul campo appena rizollato. Di forze dell'ordine non c'è traccia per una lunga fase. L'unica speranza per riprendere in mano la situazione sono gli appelli dei giocatori. Si impegna Conti, ci prova Giannini, "Se non uscite dal campo non possiamo continuare questa festa", il tentativo fallisce e il Principe scende negli spogliatoi in lacrime. Solo dopo una decina di minuti si affacciano gli agenti in tenuta antisommossa, i tifosi tornano nei loro settori, ma lo scenario è desolante: mancano intere zolle di prato, le panchine e le porte, sopratutto quella sotto la curva Sud, sono a pezzi. Non si può ricominciare. Giannini torna in campo per l'ultimo, patetico messaggio e per un giro di campo con Renato Zero. In curva appare uno striscione: "Scusa". Troppo tardi.

MASSIMO BARCHIESI

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